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03/07/2026

La storia italiana del ricondizionato, vent'anni prima che diventasse di moda

C'è una cultura dell'usato, del riparare invece di buttare, del dare una seconda vita alle cose, che in alcuni contesti non è una scelta etica ma semplicemente il modo in cui funziona il mondo. Ghapios Garas quella cultura l'ha respirata fin da piccolo, in Egitto, dove è nato e cresciuto. "Le persone andavano in Germania a prendere un'auto usata, perché era meglio rispetto a comprare una nuova ma scadente in Egitto", racconta. Anche suo padre, che aveva un calzaturificio, lavorava la pelle usata. Comprare usato, insomma, non era un ripiego: era la scelta intelligente. E quella logica, Garas l'ha nel sangue da prima ancora di sapere cosa fosse un hard disk.

 

È per questo che nel 2000, quando il mercato italiano dell'e-commerce era ancora agli albori, Garas ha fondato SimpaticoTech, la prima azienda in Italia a ricondizionare elettronica usata. Sono passati venticinque anni, e quell'intuizione oggi vale 10 milioni di euro di fatturato solo in Italia, 32 dipendenti, due negozi fisici e circa 70mila dispositivi rigenerati ogni anno.

 

 

Dai laptop bianchi del New Jersey alla bolla di internet

 

La storia di Garas con la tecnologia usata parte da lontano, e in parte per caso. "I primi acquisti sono stati dieci laptop da New Jersey, i famosi Toshiba bianchi", racconta. Li mise in vendita su un sito che sarebbe poi stato acquisito da eBay. Fu lì che capì che la gente comprava online, e decise di costruire un sito tutto suo.

 

Nel '97 vive un breve periodo negli Stati Uniti, proprio negli anni in cui le azioni delle aziende internet schizzavano alle stelle prima dello scoppio della bolla. Tornato in Italia lavora per un'azienda di manutenzione informatica, ma nel '99 ha già messo in piedi un primo sito che porta il nome di quella che sarebbe diventata SimpaticoTech. Due anni dopo il lancio dell'e-commerce, arriva una seconda intuizione: aprire un'area riservata ai rivenditori. Stesso database, stesse foto, stesse descrizioni dei prodotti, ma prezzi agevolati riservati a chi, secondo la visura camerale, vende effettivamente informatica. "Così proteggiamo i venditori", spiega Garas. Per costruire la piattaforma, convince un programmatore che lavorava in banca a lasciare il posto fisso e mettersi in proprio: oggi quel programmatore fattura 15mila euro al mese e lavora per Simpatico Tech un giorno a settimana.

 

 

Il boom scandinavo, i data center e gli hard disk per le Playstation taiwanesi

 

Nei primi anni Duemila, SimpaticoTech comincia ad acquistare in Scandinavia, dove il mercato del noleggio operativo era già maturo: le aziende ammortizzavano i dispositivi in tre anni e li rivendevano a un valore residuo molto basso, felici di un piccolo guadagno aggiuntivo. Un meccanismo non troppo diverso da quello con cui oggi si noleggiano le automobili. Il bello, per Garas, era che in quegli anni il business del ricondizionato non si era ancora affermato: si potevano comprare prodotti di altissima qualità a prezzi convenienti.

 

Col tempo le categorie di prodotto sono cambiate. Le stampanti, che un tempo erano centrali nel business, oggi quasi non esistono più. I server sono diminuiti perché tutto è migrato sul cloud. Ma negli anni SimpaticoTech ha ricondizionato davvero di tutto, non solo singoli device: una volta ha acquistato l'intero data center dell'Eni di San Donato, 33 rack rivenduti in blocco negli Stati Uniti; un'altra volta tutti i computer del Cineca di Bologna. "Non siamo ingegneri, non siamo esperti di sistemi complicati", chiarisce Garas, "ma siamo bravi a prendere la descrizione di un prodotto e metterlo sul mercato, perché c'è un mercato specifico per ogni prodotto, soprattutto in Europa. Una volta abbiamo venduto dei piccoli hard disk da 6 giga a un acquirente taiwanese che li rivendeva per le Sony Playstation. C'è un mercato per tutto", dice.

 

 

Oggi: smartphone, laptop, e i passeggini di Prenatal

 

Oggi il core business di SimpaticoTech è fatto soprattutto di laptop, smartphone, wearable e qualche elettrodomestico. Tra i progetti più curiosi degli ultimi anni c'è una collaborazione durata tre anni con Prenatal, per cui l'azienda garantiva un valore futuro ai passeggini acquistati dai neogenitori. SimpaticoTech si è occupata della logistica di reso e ha rivenduto 1.200 passeggini usati, creando di fatto un piccolo mercato secondario anche per questo tipo di prodotto (il progetto, oggi consultabile su iprimispassi.it, è uno dei casi più riusciti di seconda vita applicata a un settore lontanissimo dall'elettronica).

 

Sul fronte smartphone, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Apple non è l'unico protagonista. È vero che rappresenta circa il 60% del mercato del ricondizionato, ma Simpatico Tech vende molto anche Android, gestendo un catalogo di circa 4mila modelli di smartphone e altri 500 di tablet.

 

Il flusso dei dispositivi, in entrata e in uscita, passa anche da partner che non hanno a che fare direttamente con il pubblico. Da un lato SimpaticoTech collabora con la grande distribuzione tech, come Unieuro, gestendo le campagne di permuta: chi consegna in negozio il proprio vecchio smartphone o tablet in cambio di un voucher, di fatto, sta affidando quel device proprio a loro, che se ne occupano dal ritiro fino alla seconda vita. Dall'altro lato, una parte della produzione ricondizionata viene venduta all'ingrosso anche attraverso piattaforme specializzate come refurbed, oltre ai canali diretti e ai marketplace.

 

 

Come funziona davvero il ricondizionamento

 

Il cuore del lavoro avviene in un capannone diviso per reparti. Tutto comincia con un inventario e un audit veloce di ogni dispositivo che entra in azienda, per capire da dove arriva e in che condizioni si trova: la provenienza dei prodotti è internazionale, con flussi che arrivano da tutta Europa e anche dal Giappone, dove gli standard di cura del dispositivo sono talmente alti che i telefoni ricondizionati arrivano in condizioni migliori del nuovo. Da lì, ogni dispositivo viene sottoposto a diagnostica, pulizia dei dati e ripristino. SimpaticoTech rilascia certificati di cancellazione dati e ha ottenuto la certificazione ISO 14000 per la raccolta differenziata dei materiali usati, comprese le batterie, che vengono gestite secondo un protocollo specifico e ispezionato ogni anno. Il prodotto viene poi classificato secondo un sistema di grading molto simile a quello usato per le auto usate: si parte dal grado Premium, praticamente indistinguibile dal nuovo, si passa al grado A, immacolato, fino al grado B, che presenta qualche graffio visibile a distanza, e al grado C+, con segni di usura più marcati ma perfettamente funzionante. La differenza di prezzo tra un grado e l'altro può arrivare al 40%, mentre un prodotto Premium costa comunque almeno il 20% in meno rispetto allo stesso modello nuovo.

 

Per i laptop, oltre alla pulizia e al ripristino software, si effettuano anche upgrade hardware come l'ampliamento della memoria o la sostituzione del disco, mentre per i dispositivi arrivati con tastiere o etichette in lingue straniere, l'azienda dispone di plotter professionali per ristampare le pastiglie e adattarle al mercato italiano. Ogni intervento effettuato sul prodotto viene documentato nella scheda online, un po' come il codice a barre di un prodotto nuovo, perché per il cliente quello resta comunque un oggetto "sconosciuto" di cui va spiegata ogni caratteristica.

 

Anche la gestione dei resi è interamente automatizzata: chi riceve un dispositivo difettoso inserisce il numero di serie su una piattaforma online e segue una procedura guidata, senza bisogno di centralini o assistenza telefonica. C'è infine un capitolo meno noto ma significativo: quello dei dispositivi rubati. Capita che arrivino in azienda anche smartphone con una storia di questo tipo, ed è uno dei motivi per cui la tracciabilità — attraverso il software, i certificati e il numero di serie — è centrale in tutto il processo.

 

 

Una battaglia anche normativa

 

Garas è oggi parte di Norfuzz, l'associazione di categoria del ricondizionato, con cui ha recentemente incontrato un esponente del Parlamento per discutere di un'etichetta di qualità che certifichi, sul modello delle norme ISO, i processi di rigenerazione dei diversi operatori del settore.

 

Tra le battaglie più sentite ci sono quella sulla disponibilità dei pezzi di ricambio — l'associazione chiede che vengano garantiti per almeno sette anni — e quella sugli aggiornamenti software, che secondo Garas dovrebbero essere più equi tra i diversi modelli: “Perché un iPhone 8, si chiede, deve avere limiti di aggiornamento così diversi da un iPhone 17?”.

 

Sono domande che raccontano bene la fase che il settore del ricondizionato sta vivendo in Italia: non più una nicchia per pochi appassionati di tecnologia usata, ma un pezzo di economia circolare che chiede di essere normato e riconosciuto con la stessa serietà del mercato dell'usato automobilistico, di cui Garas, non a caso, parla sempre come termine di paragone.

 

 

 

di Giulia Cimpanelli