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27/02/2026

La via sostenibile dei satelliti in legno

Magnolia o betulla, quale è il più appropriato? Non stiamo parlando del legno per i mobili di casa, ma di satelliti, una delle tecnologie in sperimentazione per la loro costruzione è l’utilizzo del legno per la struttura portante. Così il Giappone, con la magnolia, ci ha già provato e la Finlandia, con la betulla, ci proverà forse a breve; questa strana tecnologia futuribile ha le carte in regola per prendere piede.


Quali sono i vantaggi?

I vantaggi sono evidenti: nessun problema di inquinamento, o quasi, nel rientro in atmosfera e assoluta e completa permeabilità alla radiazione elettromagnetica in orbita, per quanto riguarda il dominio di frequenza radio. Nel primo caso il rientro in atmosfera provoca solo un po’ di fuliggine, non molto diversa da quella che produciamo noi bruciando legno o pellet, nel secondo la quasi trasparenza della struttura lignea alle onde radio permette di porre all’interno del satellite eventuali antenne.


Giapponesi protagonisti

Il primo satellite di legno è stato il giapponese Lignosat, di forma 1U, quindi un cubo di 10 centimetri di lato, che apparentemente non ebbe fortuna. Diciamo apparentemente perché fu lanciato dalla Stazione Spaziale Internazionale, Iss, il 9 dicembre 2024, e non riuscì a mettersi in contatto né con la Iss né con la Terra, ma fu comunque un successo nel rientro. Può sembrare strano visto quel che abbiamo detto, ma il punto importante fu che l’Università di Kyoto, che lo progettò e costruì, poté verificare la bontà del legno di magnolia nella fase di costruzione, resistenza all’ambiente e, soprattutto, nel rientro in atmosfera.

Lignosat stette in orbita ben 116 giorni, subendo le ingiurie delle bassissime temperature nella fase notte e di quelle alte nella fase giorno, circa 100 gradi in più o in meno dello zero. Resistette anche all’azione che il vento solare, costituito da fasci di particelle di altissima energia, esercita al di sopra della nostra provvidenziale atmosfera; certamente il legno ne risentì, come ne risente anche il metallo usato generalmente, ma il leggero satellite non fu minimamente compromesso.

 

Ci riprova la Finlandia

Chi invece da tempo promette di andare in orbita è il Wisa woodsat, finlandese, costruito con legno di betulla, di cui quel paese è un gran produttore. Questo legno ha caratteristiche molto buone per lo scopo che ci si è prefissi: facilità di lavorazione, grande resistenza agli sbalzi di temperatura e la Finlandia ne ha poi notevole esperienza di uso, anche in impianti tecnici.

Wisa woodsat è nato dalla passione di Jari Makinen, co-fondatore di Artic Astronautics che finora ha lavorato nel campo della didattica. Dalle aule scolastiche allo spazio il passo è sembrato molto breve, anche perché un primo volo di un prototipo, attaccato a un pallone sonda stratosferico nel 2017, ha avuto successo.

È praticamente un contenitore in legno, con solo gli spigoli in metallo e anche per un braccio estensibile per fare un selfie durante il volo, che qui comunque servirà anche per constatare lo stato del sistema. L’Agenzia spaziale europea, Esa, ha sviluppato alcuni strumenti per misurare la pressione all’interno della scatola e altro, ma al momento la missione, più volte rimandata, risulta “in preparazione”.


Soluzione sostenibile

Il vantaggio principale nel provare questa tecnologia sta nell’evitare di sovraccaricare l’atmosfera del nostro pianeta con particelle metalliche e gas che si producono nel rientro a terra di satelliti o anche altri residui di lancio, come serbatoi o interi stadi di razzi. Si calcola infatti che ogni anno, attualmente, ricada sul pianeta qualche centinaio di tonnellate di detriti spaziali che evaporano nell’atmosfera, cosa che certamente bene non fa, anche se non è ancora chiaro quale contributo possano dare all’inquinamento. È da ricordare che sulla Terra ricadono anche più di 5mila tonnellate di polvere cosmica e piccoli meteoriti ogni anno, e lì ferro e altri minerali abbondano.

La situazione si complica se consideriamo che sono numeri destinati ad aumentare moltissimo: le previste costellazioni per telecomunicazioni, supercalcolo, sorveglianza e scopi militari, con migliaia e migliaia di satelliti orbitanti, oltre che riempire il cielo di puntini luminosi e velocissimi, produrranno un numero di detriti in ricaduta sulla terra per altre 3mila tonnellate. Pericoli non banali per l’atmosfera, e quindi anche per noi. Il ricorso al legno, quando possibile, sarebbe una risorsa importante, meglio continuare la sperimentazione.