|
|
ISSUE
447
|
valori.it

Il sistema funziona quando qualcosa paga il prezzo di quello che costi davvero. Ma nel cielo europeo, il prezzo è disconnesso dalla realtà da così tanto tempo che nessuno lo vede più come anomalia. Nel 2025, i voli in partenza dagli aeroporti europei hanno emesso 195 milioni di tonnellate di CO2 — il record assoluto, il 2% in più rispetto al 2019, prima della pandemia. Significa che nel momento stesso in cui il resto dell'economia europea stava decarbonizzando, il cielo stava accelerando verso il basso.
Una sola compagnia — Ryanair — è responsabile di 16,6 milioni di tonnellate di CO2. Per avere una scala di riferimento: è quanto l'intera nazione della Croazia produce in un anno. Una compagnia aerea, un Paese intero, lo stesso peso di emissioni.
Eppure Ryanair paga una frazione del prezzo che dovrebbe pagare.
Come un'azienda risparmia miliardi di euro tasse sul carbonio
Il sistema europeo di scambio di quote di emissione — l'ETS — dovrebbe far pagare a tutti il carbonio emesso. Funziona per le auto, per le fabbriche, per il riscaldamento domestico. Ma per i voli ha una falla monumentale: copre solo le rotte all'interno dello Spazio economico europeo. Tutto quello che esce da quella linea non paga nulla.
Immagina il quadro logico. Ryanair vola soprattutto fra città europee. Paga 50 euro per ogni tonnellata di carbonio. Lufthansa, che fa più voli a lungo raggio, ne paga 20. Emirates, che decolla da Londra verso Dubai ma mantiene il suo hub negli Emirati, paga praticamente zero nei sistemi europei di tariffazione del carbonio — perché i voli intercontinentali sono fuori dall'ETS.
La rotta più inquinante al mondo partendo dall'Europa è Londra-New York. Nel 2025 ha generato quasi 1,4 milioni di tonnellate di CO2. Nessun euro pagato nel sistema di tariffazione del carbonio europeo. Non paga un'azione. Quella stessa quantità di CO2 emessa dalle dieci rotte intra-europee più inquinate messe insieme.
Due terzi di tutte le emissioni aeree europee oggi sfuggono all'ETS. In Italia, dove il traffico è più concentrato su destinazioni nazionali e continentali, il buco è leggermente più piccolo — poco oltre il 50%. Ma significa che quando American Airlines, Delta, o United Airlines decollano da Fiumicino per New York, non pagano nulla per quell'emissione di carbonio. Nemmeno una frazione di euro.
Perché questo sistema persiste quando i numeri sono così evidenti
La risposta non è incompetenza. È che il buco funziona perfettamente — per chi beneficia dalla sua esistenza. Transport & Environment, il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti, ha calcolato che nel solo 2025 le compagnie aeree hanno evitato oltre 8,5 miliardi di euro di costi legati alle loro emissioni grazie a queste scappatoie normative.
Nel frattempo, Ryanair ha aumentato le proprie emissioni globali del 50% rispetto al 2019. Il massimo aumento fra tutte le venti compagnie aeree più inquinanti al mondo. Non perché la tecnologia sia peggiore. Perché il costo del carbonio per loro è talmente basso da non rappresentare un incentivo al cambiamento.
In Europa, le emissioni dell'aviazione sono aumentate del 30% dal 2005. Tutto il resto — agricoltura, industria manifatturiera, la maggior parte dei trasporti — ha ridotto le proprie. L'aviazione è l'unica che accelera. Ed è perché vola letteralmente al di sopra del sistema di prezzo del carbonio.
Il prezzo che vediamo nei biglietti non viene da lì
Le compagnie aeree spingono un'argomentazione molto convincente sulle piattaforme politiche: se l'EU ETS si allarga ai voli intercontinentali, i biglietti diventeranno troppo cari. La gente non potrà permettersi di volare. Il turismo europeo collasserà.
Ma la ricerca di T&E svela un'altra storia. Per i voli a lungo raggio, il prezzo del petrolio aggiunge circa 90 euro per passeggero ai costi del carburante. L'ETS, nel caso estremo si applicasse, aggiungerebbe meno di 10 euro. La volatilità dei fossili domina il prezzo dei biglietti, non le politiche climatiche.
Per i voli corti, la volatilità del petrolio pesa circa 30 euro per passeggero. L'ETS pesa meno di 10. Continueranno a dire che il cambiamento climatico farà caro volare. In realtà, è la dipendenza dal petrolio che lo fa. Esattamente il petrolio che un sistema di tariffazione allargato potrebbe iniziare a scoraggiare.
Il numero che nessuno guarda
Se l'ETS venisse esteso a tutti i voli in partenza dall'Europa — non solo quelli intra-europei, ma anche quelli verso il resto del mondo — l'Unione raccoglierebbe quasi 17 miliardi di euro all'anno entro il 2030. Nel solo 2025, il mercato del carbonio ha generato 4,1 miliardi. Sei volte il numero.
Quei soldi potrebbero finanziarsi i carburanti sostenibili per l'aviazione — i SAF, che hanno benefici climatici immediati — e ridurre le scie di condensazione, un'altra fonte di effetto serra che nessuno monitora seriamente.
Invece, quei soldi rimangono nelle casse delle compagnie aeree che li usano per acquistare più aerei, aprire più rotte, emettere più carbonio. Il ciclo si autoalimenta.
L'Italia nel buco più grande
L'Italia segue lo stesso schema del resto dell'Europa, ma con una torsione particolare. I 900mila voli in partenza dagli aeroporti italiani hanno prodotto 16 milioni di tonnellate di CO2 nel 2025 — in crescita del 10% rispetto al 2019. È il secondo aumento più marcato in Europa, dietro solo alla Spagna.
Ryanair domina qui come ovunque, con 3,5 milioni di tonnellate e una crescita del 60% dal 2019. Seguono ITA Airways con 1,8 milioni, e a pari merito easyJet e WizzAir con 0,9 milioni ciascuna. Tutte compagnie che traggono vantaggio dal buco del sistema.
La finestra per correggerlo rimane, ma si chiude
Non è tardi per allargare l'ETS. Ma ogni anno che passa, il settore aereo si abitua all'assenza di tariffazione vera, costruisce modelli di business attorno a quel vantaggio, e investe in lobbying per mantenere lo status quo.
Transport & Environment lo dice chiaramente: estendere il sistema è semplice dal punto di vista tecnico. È una scelta politica. Significa decidere se le emissioni aeree, come tutte le altre, devono avere un prezzo. E se quel prezzo deve riflettere il danno climatico che causano.
O continua così: Ryanair vola a mezzo prezzo di quello che vola, il carbonio rimane invisibile ai bilanci pubblici europei, e mentre leggiamo i comunicati sulla decarbonizzazione, i cieli rimangono l'unica zona franca dove il carbonio non costa quasi nulla.
|
Rassegna del 28 Agosto, 2026 |
|
20 di 25 della rassegna... |
|---|
|
ESO Società Benefit arl Via Giuseppe Ungaretti, 27 - I 20073 - OPERA - MI Tel. (+39) 02.530.111 R.A. - Fax (+39) 02.530.11.209 - info@eso.it - www.eso.it P.IVA IT 13288930152 - N. Iscr. Reg. delle Imprese di Milano 13288930152 REA 1636344 - Capitale sociale € 300.000,00 Iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali Sezione Regione Lombardia - Iscrizione n° MI31797 Iscritto all’Albo Nazionale per il Trasporto Conto Terzi. - Iscrizione n° MI-0884798-E © Copyright 2022 - All Rights Reserved GOGREEN® è un marchio registrato di ESO - © 2022 |
|---|