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ISSUE
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greenreport.it

L'estate 2026 ha rivelato quanto il fotovoltaico sia diventato cruciale per la stabilità energetica europea. Quando temperature estreme e siccità hanno mandato in crisi le infrastrutture tradizionali, il solare è stato il principale protagonista della resistenza della rete.
Quando il caldo stravolge la domanda di energia
Le ondate di calore hanno spinto i consumi energetici ai massimi, con la domanda giornaliera di elettricità cresciuta fino al 28% in Italia, al 23% in Ungheria, al 14% in Francia e al 13% in Spagna. La ragione è evidente: l'aria condizionata ha lavorato a pieno regime per contrastare temperature superiori ai 40°C.
Contemporaneamente, le infrastrutture fisiche hanno subito stress notevoli. Le temperature elevate hanno ridotto la capacità di trasmissione dei cavi aerei e aumentato il rischio di surriscaldamento per i trasformatori.
Le fonti tradizionali in affanno
Proprio quando la rete ne aveva più bisogno, le energie convenzionali hanno deluso. La siccità ha ridotto la produzione idroelettrica ai minimi del decennio, mentre il surriscaldamento dei fiumi ha costretto a limitare le centrali nucleari per ragioni ambientali e di raffreddamento. Anche i combustibili fossili hanno faticato a mantenere i loro livelli abituali.
Il fotovoltaico come ancora di salvezza
In questo scenario critico, il solare si è rivelato l'unica grande fonte in grado di garantire risultati superiori alle medie stagionali. La produzione europea da fotovoltaico ha toccato i massimi storici di 52 TWh a giugno e 55 TWh a luglio, coprendo un quarto dell'elettricità dell'Unione.
Nei giorni di caldo estremo, la generazione solare è stata fino al 17% più alta rispetto al resto dei mesi. Questo apporto diurno ha permesso di rispondere direttamente alla domanda di raffreddamento, stabilizzando i prezzi nelle ore centrali della giornata.
La sfida del tramonto
Ma qui emerge il problema critico. Dopo il tramonto, il rapido calo della produzione solare abbinato a consumi di raffreddamento ancora elevati ha causato impennate dei prezzi dell'energia ai livelli più alti dalla crisi del 2022.
I numeri sono impietosi: i prezzi medi giornalieri sono aumentati del 119% in Ungheria, del 44% in Francia, del 13% in Italia e del 7% in Spagna. L'origine di questi rialzi è il ricorso a centrali termiche a gas, tra le più costose della rete.
La soluzione: accumulo e flessibilità
Il think tank britannico che ha condotto l'analisi identifica chiaramente la strada: l'accumulo in batterie consentirebbe di stoccare l'energia solare diurna per distribuirla di sera, riducendo la dipendenza dai fossili e le impennate dei prezzi.
Oltre alle batterie, i governi europei dovranno lavorare sulla gestione della domanda e sulle interconnessioni tra le reti nazionali. Solo così la transizione energetica potrà progredire senza fare affidamento sui combustibili fossili nelle ore serali, il momento più critico per la stabilità dei sistemi elettrici europei.
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Rassegna del 28 Agosto, 2026 |
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