|
|
ISSUE
447
|
valori.it

C'è un mercato dove tutto ha un prezzo, tranne il prezzo vero. È quello che emerge da un'analisi di Oxfam che guarda direttamente alla radice della contraddizione più stridente della nostra epoca: le aziende che alimentano il caldo estremo sono anche quelle che guadagnano di più dal caos che generano. E continuano a farlo come se la realtà non li toccasse.
Cinque compagnie — British Petroleum, Chevron, ExxonMobil, Shell e TotalEnergies — sono responsabili di emissioni di gas serra tali da provocare quasi una ondata di caldo estremo su quattro tra il 2000 e il 2023. Uno studio metodico, basato su dati di S&P Capital Trucos che monitora l'impatto ambientale di circa 18mila grandi società nel mondo. I numeri non lasciano spazio all'interpretazione.
Ma il vero racconto inizia con quello che accade mentre l'Europa affronta la quarta ondata di caldo estremo della stagione. Mentre migliaia di persone cercano refrigerio, mentre i mega-incendi devastano Francia e Spagna, mentre i lavoratori fronteggiano condizioni al limite del sopportabile — esattamente in quel momento — sei giganti del fossile (BP, Chevron, Eni, ExxonMobil, Shell, TotalEnergies) si preparano a incassare profitti previsti a 147 miliardi di dollari nel 2026 soltanto.
Il prezzo non pagato: quando l'aritmetica diventa morale
Oxfam ha fatto il calcolo che nessuno vuole fare apertamente. Nel 2024-2025, le sole sei compagnie hanno accumulato profitti pari ai dodici mesi precedenti. Nel 2026, puntano a raddoppiarli di nuovo. È la matematica della crescita esponenziale, e la crescita è finanziata da un esternalità — il danno climatico — che non compare da nessuna parte nei loro bilanci.
Chevron, in particolare, è sulla buona strada per quadruplicare i suoi utili, arrivando a 1.200 dollari al secondo negli ultimi tre mesi. ExxonMobil dovrebbe triplicarli, toccando 1.800 dollari al secondo. Sono numeri così grandi che sfuggono alla scala umana, ma è proprio questo il punto: quando un'azienda guadagna più denaro in un secondo di quanto una famiglia guadagni in un anno, il sistema che consente questo ha perso qualsiasi ancoraggio alla realtà comune.
Oxfam sottolinea ancora: nel 2025 alone, i colossi del petrolio e del gas sono stati responsabili di danni ecologici pari a 60 miliardi di dollari. A pagare quel conto, come sempre, saranno le comunità e i loro contribuenti — denaro pubblico che ripara ciò che il privato ha rotto.
Il sistema invisibile: come si fa a non pagare le tasse
Ma esiste un altro livello di questa storia, uno ancora più disonesto perché nascosto dietro le aritmetiche contabili. L'economista francese Gabriel Zucman, analizzando il caso di TotalEnergies, ha esposto pratiche evidenti di elusione fiscale.
TotalEnergies non paga quasi nulla di tasse sulle società in Francia. Eppure a livello mondiale i suoi ricavi hanno superato i 20 miliardi di dollari annui. In Francia, dove ha 37mila dipendenti, dichiara solo perdite. Come è possibile? Perché il denaro viene spostato attraverso una rete di paradisi fiscali — le Bahamas, le Bermuda — dove non viene dichiarato alcun ricavo. O, più subdolamente, in una voce nei bilanci chiamata "resto del mondo", dove nel 2022 TotalEnergies ha registrato 11,5 miliardi di dollari di ricavi tassati a soltanto il 4%.
Nel 2023 e 2024, il modello si è ripetuto: altri 9,1 miliardi e 5,9 miliardi di dollari di ricavi spariti nella tassazione fantasma. Una singola azienda, attraverso il "resto del mondo", dichiara tra il 25 e il 30% dei suoi ricavi globali, sottraendoli ai sistemi fiscali dei Paesi dove avrebbe dovuto pagarli. Shell ha fatto lo stesso. Attraverso documenti finanziari analizzati da Follow the Money, è emerso che la compagnia anglo-olandese ha trasferito i propri profitti attraverso paradisi fiscali come le Bahamas e la Svizzera, privando potenzialmente i Paesi in via di sviluppo di centinaia di milioni di euro. Pratiche che, secondo esperti di diritto tributario, sollevano sospetti sulla loro legalità vera.
Il calcolo che nessuno può permettersi di ignorare
Oxfam ha fatto anche questo calcolo: una tassa sui super-profitti sulle più grandi imprese del settore fossile potrebbe generare fino a 400 miliardi di dollari soltanto nel primo anno. Denaro che basterebbe per coprire i costi annuali di adattamento climatico dei Paesi a reddito basso e medio. Leggi bene: il denaro che queste compagnie nascondono nei paradisi fiscali, se semplicemente tassato adeguatamente, equivarrebbe agli investimenti di cui il mondo intero ha bisogno per adattarsi ai danni climatici che quelle stesse compagnie stanno creando.
È un circolo perfetto, dal punto di vista di chi lucra: crei il danno, non paghi le tasse su quello che guadagni da esso, il denaro pubblico paga l'adattamento, gli investitori ricevono dividendi. Ogni anello della catena reinforza gli altri.
La marea montante
Mariana Paoli, responsabile delle campagne sul clima di Oxfam, ha articolato il nocciolo della questione con una chiarezza che brucia: «Le aziende del settore fossile si stanno arricchendo sulle spalle dell'umanità. Le famiglie pagano un prezzo altissimo su tre fronti: la distruzione delle loro case e dei loro raccolti, l'impennata dei prezzi dell'energia, una crisi del costo della vita aggravata dalla dipendenza dai combustibili fossili. L'avidità dei colossi del petrolio è incompatibile con un pianeta abitabile».
Non è una questione di "loro vs. noi". È una questione di struttura. Una struttura dove le aziende più grandi hanno imparato a trasformare il danno climatico in profitto, e il profitto in invisibilità fiscale, e l'invisibilità fiscale in assenza di conseguenze.
Nel frattempo, ondate di calore estreme devastano comunità in tutto il mondo. Le famiglie pagano in tre modi diversi contemporaneamente. E le compagnie responsabili guadagnano 1.800 dollari al secondo, senza che nulla sia, technicamente, illegale.
Quando il sistema è disegnato in questo modo, non è il crimine che è il problema. È il sistema stesso.
|
Rassegna del 28 Agosto, 2026 |
|
20 di 25 della rassegna... |
|---|
|
ESO Società Benefit arl Via Giuseppe Ungaretti, 27 - I 20073 - OPERA - MI Tel. (+39) 02.530.111 R.A. - Fax (+39) 02.530.11.209 - info@eso.it - www.eso.it P.IVA IT 13288930152 - N. Iscr. Reg. delle Imprese di Milano 13288930152 REA 1636344 - Capitale sociale € 300.000,00 Iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali Sezione Regione Lombardia - Iscrizione n° MI31797 Iscritto all’Albo Nazionale per il Trasporto Conto Terzi. - Iscrizione n° MI-0884798-E © Copyright 2022 - All Rights Reserved GOGREEN® è un marchio registrato di ESO - © 2022 |
|---|