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16/04/2021

Mia nonna e l’economia circolare - di Ivonne Carpinelli

Quando penso all’economia circolare penso a mia nonna Franceschina. Riutilizzava tutto ciò che poteva. Se acquistava un barattolo di marmellata lo lavava con cura, lo conservava e, al momento opportuno, nella stagione giusta, lo rimpinguava con la sua, di conserva. La frutta che impiegava non era quella fresca, ovviamente, ma quella più matura, dolcissima, che rischiava di essere buttata. Con mia nonna nulla andava sprecato, qualsiasi oggetto o alimento entrava nel circolo virtuoso del riuso. Lei che era nata all’indomani della Prima guerra mondiale e aveva corso, in stato interessante, sotto i bombardamenti della Seconda, aveva anche imparato a realizzare le candele con le bucce della provola. A trovare la luce nel buio più profondo. Quando oggi leggo che si produce energia dalle bucce di arancia o dalla sansa di olive penso a lei e mi dico: “Vedi, non si butta via niente”.

 

Le situazioni di difficoltà e di crisi, come dimostrano anche i giorni di pandemia in cui siamo immersi da – ormai troppo – tempo, hanno un potere salvifico (se vogliamo trovarvi un lato positivo): stimolano la creatività. Portano alla luce i difetti di una realtà cristallizzata, come la linearità del modello economico e la mancanza di sostenibilità dell’attività finanziaria. La fondazione Ellen MacArthur ha scritto nel recente rapporto “The circular economy: a transformative Covid-19 recovery strategy” che per riprenderci dal Coronavirus dobbiamo ripensare cinque settori: agricoltura e produzione alimentare, edilizia e costruzioni, imballaggi in plastica, mobilità, tessile e moda.

 

Sono solo dei punti cardinali di una mappa articolata che riflette un cambiamento necessario e più equo. Indicano le falle di un sistema incapace di proteggere la salute, dell’uomo e del pianeta, e aiutano a ripensare i processi avari di risorse naturali. Traendo spunto da ogni singolo insegnamento, favorendo il passaggio dei buoni esempi dalle vecchie alle nuove generazioni e stimolando le persone che ci circondano, anche grazie al potere amplificativo di internet, è ancora possibile – anzi deve esserlo – rimettere in circolo la sostenibilità. Per rendere onore a chi ci ha insegnato ad arrivare fin qui.

 

Ivonne Carpinelli

 

bio: Giornalista professionista e videomaker, scrive per testate nazionali specializzate in energia e ambiente di idrogeno, economia circolare, cyber security, mobilità alternativa, efficienza energetica, internet of things e gestione sostenibile delle foreste.